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Le ultime tendenze e notizie imperdibili del settore dell’architettura nel 2024

L'architettura nel 2024 si definisce meno per uno stile dominante che per una serie di vincoli normativi e tecnologici che modificano la pratica quotidiana…

Architecte femme étudiant des plans de conception dans un studio moderne avec vue sur la ville en 2024
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L’architettura nel 2024 si definisce meno per uno stile dominante che per una serie di vincoli normativi e tecnologici che modificano la pratica quotidiana delle agenzie. Direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici, adozione accelerata dell’intelligenza artificiale, ritorno del riutilizzo strutturale: questi tre assi ridisegnano il quadro in cui gli architetti progettano, calcolano e consegnano i loro progetti.

Direttiva EPBD rivista: cosa cambia il quadro normativo europeo per gli architetti

La maggior parte degli articoli sulle tendenze architettoniche menziona la sostenibilità come un orizzonte desiderabile. La realtà del 2024 è più vincolante: la direttiva EPBD rivista (Energy Performance of Buildings Directive) impone ora che ogni nuovo edificio sia «zero emissioni» a partire dal 2030, con un traguardo intermedio già nel 2028 per gli edifici pubblici.

Questo calendario obbliga le agenzie a integrare l’analisi del carbonio su tutto il ciclo di vita fin dalla fase di bozza, e non più alla fine del progetto. Il calcolo non si concentra più solo sul consumo energetico in esercizio: include la produzione dei materiali, il trasporto, la costruzione e la demolizione.

Per i professionisti che seguono queste evoluzioni da vicino, trovare informazioni utili su Archi Line consente di contestualizzare questi nuovi obblighi nella pratica francese.

Concretamente, un architetto che progetta un edificio residenziale in Francia deve ora giustificare le sue scelte di materiali tramite un’analisi del ciclo di vita (ACV). La RE2020 aveva avviato questa logica sul territorio nazionale. La direttiva europea la estende a tutti gli Stati membri e inasprisce i limiti di carbonio ammissibili a ogni scadenza.

Architetto in cantiere di costruzione moderna che consulta un tablet di fronte allo skyline urbano

Intelligenza artificiale in agenzia di architettura: adozione reale e limiti misurati

L’IA nell’architettura non è più una proiezione. Secondo il RIBA AI Report 2026, la percentuale di studi britannici che utilizzano l’IA su almeno alcuni progetti è passata dal 41% nel 2024 al 59% nel 2025, poi al 74% nel 2026. Questi numeri riflettono una rapida progressione, ma il dettaglio sfuma il quadro.

Solo il 31% di questi studi utilizza l’IA sulla maggior parte dei loro progetti. E solo il 15% dichiara che l’IA è «integrata nella quotidianità». L’adozione rimane quindi ampiamente esplorativa, concentrata su tre usi specifici:

  • La visualizzazione nella fase iniziale, dove gli strumenti generativi producono varianti volumetriche in pochi minuti invece di diversi giorni di modellazione manuale.
  • Il controllo della conformità normativa, che consente di verificare automaticamente che un progetto rispetti le distanze, le altezze e i rapporti imposti dal piano locale di urbanistica.
  • La gestione interna dello studio (pianificazione delle risorse, monitoraggio del cantiere, redazione di documenti amministrativi).

Un rapporto Chaos/Architizer che copre il 2025-2026 conferma questa tendenza a livello mondiale: circa il 60% delle agenzie utilizza strumenti di IA, principalmente per il rendering e il design concettuale. L’affidabilità dei risultati rimane il principale freno a un’integrazione più profonda nelle fasi tecniche.

Cosa l’IA non sostituisce nel processo di progettazione

Le fasi in cui l’IA mostra i suoi limiti sono quelle che richiedono una negoziazione con il contesto fisico e umano: dialogo con i residenti, arbitraggio tra programma e budget, adattamento al terreno durante il cantiere. La sintesi architettonica rimane un atto di giudizio che gli strumenti attuali non sanno riprodurre.

L’IA accelera la produzione di immagini e documenti. Non produce un progetto nel senso in cui lo intende un architetto: un oggetto costruito che tiene conto simultaneamente della struttura, degli usi, del budget e del sito.

Team di architetti che discutono di un modello di edificio sostenibile in un ufficio di architettura contemporanea

Legno e materiali biosourcés in costruzione: dal discorso alla filiera strutturata

Il legno nella costruzione non è una novità. Ciò che cambia nel 2024 è la strutturazione della filiera e l’ampliamento dello spettro dei materiali biosourcés utilizzati in Francia.

La RE2020, entrata in vigore progressivamente dal 2022, penalizza i materiali con un alto bilancio di carbonio e favorisce meccanicamente l’uso di legno, paglia, canapa o terra cruda. Gli architetti che progettano progetti di edilizia residenziale in legno non sono più pionieri isolati: la filiera legno costruzione francese dispone ora di capacità industriali per rispondere a programmi di diverse decine di alloggi.

Il legno lamellare incrociato (CLT) consente di realizzare strutture di più piani con tempi di cantiere ridotti rispetto al cemento. Le facciate in legno grigio, a lungo percepite come un difetto di invecchiamento, sono oggi rivendicate come una scelta estetica assunta da agenzie come quella di Kengo Kuma, il cui edificio a nord di Parigi presenta una facciata scolpita in legno francese volutamente lasciato al grigio.

Riutilizzo di materiali: una pratica che entra nei capitolati

Il riutilizzo strutturale (travi in acciaio, mattoni, infissi) passa dallo stadio sperimentale a quello di prescrizione comune in alcuni progetti pubblici. I committenti richiedono sempre di più una percentuale di materiali riutilizzati, il che obbliga gli architetti a integrare diagnosi delle risorse prima della demolizione.

Questa logica modifica la sequenza classica del progetto: prima di disegnare, è necessario inventariare ciò che esiste e ciò che può essere conservato. La diagnosi delle risorse precede ora la bozza in un numero crescente di consultazioni pubbliche.

BIM e gemelli digitali: verso una gestione continua dell’edificio

Il Building Information Modeling non è più uno strumento di nicchia. Nel 2024, il suo utilizzo si estende oltre la fase di progettazione per coprire la gestione dell’edificio per tutta la sua durata di vita. Il concetto di gemello digitale designa un modello 3D connesso ai sensori dell’edificio reale, aggiornato in tempo reale per monitorare il consumo energetico, lo stato delle attrezzature e la pianificazione della manutenzione.

Questa evoluzione trasforma il ruolo dell’architetto dopo la consegna. Dove il dossier delle opere eseguite (DOE) segnava tradizionalmente la fine dell’intervento, il gemello digitale crea un legame permanente tra il progettista, l’operatore e l’edificio. Le agenzie che padroneggiano questa catena digitale completa si posizionano su missioni di monitoraggio che generano entrate ricorrenti.

La convergenza tra obblighi di carbonio, strumenti digitali e materiali biosourcés disegna un settore dell’architettura in cui la competenza tecnica pesa tanto quanto la creatività formale. Le agenzie che assumono nel 2024 cercano profili capaci di condurre un’ACV, di configurare un modello BIM e di dialogare con una filiera legno locale, oltre a disegnare un edificio che stia in piedi e che sia esteticamente gradevole.

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